ANCORA UNA VOLTA DALLA PARTE SBAGLIATA
«Il Pd è preso a pistolettate ma ci criticano»: è questo il commento che l’ex presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi dà – si veda l’articolo, anonimo, in taglio centrale di pagina quattro del manifesto di domenica undici febbraio – al comportamento dei tantissimi italiani antifascisti che hanno protestato contro l’atteggiamento del Partito Democristiano rispetto alla manifestazione di sabato dieci febbraio a Macerata.
Il responsabile politico della cricca romana di via Sant’Andrea delle Fratte 16 sostiene che «se non fosse stato sabato, uno dei nostri ragazzi, che peraltro si chiama Matteo, sarebbe stato a lavorare esattamente nella traiettoria del proiettile»: il riferimento è alla tentata strage compiuta dal fascista Luca Traini in seguito alla quale si è deciso di dar vita alla manifestazione in terra marchigiana.
Non abbiamo elementi per confermare o meno le parole del segretario sedicente democratico, ma questo non significa nulla: qualunque giorno della settimana fosse accaduto il “fattaccio”, al di là del possibile coinvolgimento di una persona assolutamente estranea alle motivazioni addotte dal pistolero, niente può giustificare l’opera di pompieraggio politico messa in atto dalla dirigenza democristiana.
Poco importa che l’imposizione, da parte della dirigenza nazionale del partito – e del sindaco della città, l’avvocato Romano Carancini – alle associazioni ad esso in qualche modo collegate (Anpi, Arci, Libera), di non partecipare al corteo sia rimasta in larga parte inascoltata: l’accaduto dimostra, senza ombra di dubbio, che per il Partito Democristiano la pregiudiziale antifascista, se mai è davvero esistita, è definitivamente caduta.
Bosio (Al), 13 febbraio 2018
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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